Accadde oggi: l’ultima di Del Piero in Italia

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20 May, 2020

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Il 20 maggio del 2012 non fu una giornata qualsiasi per gli juventini. All’Olimpico di Roma Alessandro del Piero indossò per l’ultima volta la maglia che aveva portato per quasi vent’anni. Nato a Conegliano, Pinturicchio, come lo avrebbe soprannominato l’Avvocato Gianni Agnelli, iniziò a tirare calci a un pallone nella squadra parrocchiale del suo paese e mostrò da subito un grande talento, tanto che il sacerdote, anche presidente della squadra, parlò con la dirigenza del Padova che però definì Alex troppo esile e minuto, salvo ripensarci nel 1992.

Ci mise poco a farsi notare anche in Serie B, nonostante la giovane età, e Giampiero Boniperti, storico calciatore e dirigente della Juventus, decise di portarlo a Torino nell’estate del 1993. Da quel momento iniziò la fantastica carriera di Del Piero fatta di azzurro con l’impresa di Berlino nel 2006 come momento più alto ma soprattutto tanto bianconero. Considerato tra i migliori giocatori nella storia del calcio italiano, con la Juve ha vinto sei Scudetti, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa europea, solo per citare i trofei più importanti, segnando in tutte le competizioni e stabilendo il record di reti in bianconero con 209 centri in 705 presenze, un’altro primato di Pinturicchio che nel 2001 divenne capitano. Il 13 maggio 2012 giocò l’ultima partita in casa contro l’Atalanta, lasciando uno stadio pieno di lacrime e sette giorni dopo, all’Olimpico, nella finale di Coppa Italia contro il Napoli, persa 2-0, tutta la squadra scese in campo con una maglia speciale per celebrarlo.

Dopo l’addio al calcio italiano, Del Piero volò a Sydney dove giocò fino al 2014 per poi trasferirsi in India, al Delhi Dynamos, dove indossò per l’ultima volta una maglia da professionista. Oggi vive a Los Angeles, fa l’opinionista televisivo, gestisce un ristorante, il Number 10, ed è presidente di una squadra di terza categoria a dimostrazione del suo impegno verso le generazioni future. “Lo sport - ha detto - è una grande lezione, una continua e meravigliosa palestra di valori. Chi non lo pensa non è un vero atleta”.

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