Squadre iconiche: la Lazio del 2000

Tascout

21 May, 2020

Immagine Articolo

Agosto 1999, a Monaco si gioca la Supercoppa europea tra il Manchester United di Alex Ferguson, vincitore della Champions League, e la Lazio di Sven Goran Eriksson che aveva trionfato nell’ultima edizione mai disputata della Coppa delle Coppe. A decidere la partita, un sinistro sporco da fuori area di Marcelo Salas, centravanti vecchio stile. Un successo che ha proiettato la Lazio sul tetto d’Europa per una notte e che ha dato inizio alla lunga marcia verso il secondo Scudetto della storia biancoceleste, vinto il 14 maggio del 2000 con un finale da film. La rimonta nelle ultime giornate di campionato sulla Juventus, il successo con la Reggina all’Olimpico e la lunga apprensione, radioline alla mano, in attesa di notizie da Perugia dove i bianconeri giocavano sotto un diluvio. Poi il gol di Calori, il triplice fischio di Collina e la grande festa di una squadra per certi versi irripetibile, figlia di un calcio in cui era facile comprare senza preoccuparsi troppo dei conti.

Il modulo era molto “liquido” e cambiava spesso (442, 451, 433) così come gli interpreti. In porta c’era Luca Marchegiani, per dieci anni tra i pali biancocelesti. Davanti a lui, il capitano della squadra Alessandro Nesta, cresciuto nelle giovanili della Lazio, e Sinisa Mihajlovic, specialista nelle punizioni, che si alternava con il portoghese Fernando Couto. Sulle fasce Paolo Negro a destra e Pippo Pancaro a sinistra con Giuseppe Favalli, primo per presenze nella storia della Lazio (401), a fare da terzo titolare. Guerino Gottardi completava il pacchetto difensivo, reparto solido ma imparagonabile rispetto al centrocampo della squadra, tra i migliori mai visti.

A guidare il gioco c’era Juan Sebastian Veron, calciatore moderno per il 2020, figuriamoci all’epoca. Al suo fianco si alternavano due mastini: Diego Pablo Simeone, anima della squadra e giocatore decisivo nello scontro diretto in casa della Juventus, e Matias Almeyda. Sulle fasce fantasia, velocità e verticalità grazie a Pavel Nedved, pallone d’oro nel 2003, e Sergio Conceicao con un giovane Dejan Stankovic sempre pronto a dare il suo contributo. Attilio Lombardo e Dario Marcolin erano le riserve di lusso della squadra. L’attacco, spesso composto da un solo giocatore con lo spostamento di un esperto Roberto Mancini sulla trequarti, era in mano a Marcelo Salas, Simone Inzaghi, oggi allenatore della Lazio, Alen Boksic, all’ultima stagione in maglia biancoceleste, o Fabrizio Ravanelli, arrivato nel mercato invernale del 2000. Niente bomber dopo l’addio di Christian Vieri nell’estate del 1999 ma tanti giocatori perfetti per il gioco di Eriksson che in quell’anno disegnò un capolavoro tattico per una delle squadre più iconiche degli anni ‘90.

Immagine Profilo

Tascout

Team tascout

Registrati ora a Tascout!

Inizia

Potrebbero interessarti