Il calcioscenico, Paolo Maldini in tre atti

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26 June, 2020

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C'è stato un periodo in cui tutti, o quasi, i più grandi calciatori del mondo transitavano per l'Italia e la Serie A era il campionato più ambito, un'epoca in cui i difensori italiani si trovavano ad affrontare i migliori attaccanti del pianeta. Tra loro, in un lasso di tempo lungo 25 anni, uno più degli altri si è distinto, per classe, fisico, tecnica, duttilità e costanza: Paolo Maldini. "In 23 anni di carriera non si è mai allontanato da un senso della morale, del dovere, della fedeltà e dell'etica che ne fanno una delle icone del calcio", scrisse L'Equipe, testata francese e una delle più rinomate al mondo, nel 2007, perché Maldini è stato un esempio non solo in campo, ma anche fuori. Ne ripercorriamo la carriera attraverso tre dei suoi punti salienti.

Italia - Francia, finale di Euro 2000

Se, a livello di trofei per club, la bacheca di Maldini non ha nulla da invidiare a quella qualsiasi altro giocatore, dal punto di vista delle competizioni per Nazionali, l'azzurro ha collezionato solo insoddisfazioni. Sia chiaro, Maldini non ha mai abbassato il livello delle sue prestazioni neanche quando indossava la maglia dell'Italia, ma, al momento della verità, gli è sempre mancato qualcosa per raggiungere il tanto desiderato trofeo, collezionando solo (ottimi) piazzamenti. La finale di Euro 2000 è la sintesi della sua sfortunata carriera in Nazionale: dopo aver sfiorato il successo ai Mondiali per due volte (un secondo e un terzo posto) e agli Europei Under 21, la competizione organizzata in Belgio e Olanda gli offriva l'ultima occasione di trionfo, per altro con la fascia da capitano al braccio. In finale c'era la Francia campione del mondo in carica, ma gli azzurri attaccavano forte e andarono in vantaggio. Tuttavia, non riuscirono a sfruttare le palle-goal create successivamente e i francesi prima pareggiarono, poi, in quella che sarebbe stata l'unica finale di un torneo per Nazionali maggiori decisa dal Golden Goal, segnarono ancora, soffiando il trofeo all'Italia e a Maldini a pochi minuti dai rigori.

Milan - Liverpool, finale di Champions League 2006/07

Paolo Maldini è uno che di trionfi in Coppa Campioni/Champions League ne sa qualcosa: per cinque volte il numero 3 rossonero ha alzato il trofeo. Meglio di lui ha fatto solo lo spagnolo Francisco Gento (sei), con il Real Madrid, ma ai tempi in cui la vincitrice del torneo accedeva direttamente alla finale dell'anno successivo, tra gli anni '50 e '60. Maldini, che ha legato la propria intera carriera Milan, vincendo qualsiasi cosa, di recente si è però definito il "più grande perdente della storia", perché di finali di Champions ne ha anche perse tre (a cui si sommano le sconfitte in Nazionale). La più indigesta fu quella del 2005, quando, nell'ormai nota partita di Istanbul, i rossoneri si fecero rimontare tre goal in un solo tempo, dal Liverpool, cestinando un vantaggio iniziale di 3-0 e perdendo ai rigori. Due anni dopo, il destino offrì un'occasione di rivincita contro gli inglesi e il Milan, capitanato ancora una volta da Maldini, questa volta non se la fece sfuggire, vincendo per 2-1.

Milan - Roma, 37° turno della Serie A 2008/09

Se c'è qualcuno con cui Maldini non ha mai legato è la parte più estrema del tifo milanista. Il difensore si rifiutò sempre di partecipare alle riunioni e alle feste organizzate dagli ultras della Curva Sud e questo gli si ritorse contro il 24 maggio 2009, al termine della sua ultima partita a San Siro. Durante il giro di campo che Maldini stava compiendo per salutare lo stadio, tutti i 70.000 presenti lo stavano applaudendo, tra cui i tifosi ospiti della Roma. Tuttavia, al momento di passare sotto alla Curva Sud, un gruppetto di ultras milanisti espose degli striscioni contro di lui, intonando dei cori in favore di Franco Baresi, altro leggendario difensore e capitano del Milan, che con Maldini condivise tanti successi. Il numero 3 li guardò con espressione sdegnata e passò velocemente oltre. "Non è stato un momento facile ed è stato tra l'altro inaspettato. C'erano settantamila spettatori quel giorno, ma ricordiamo solo quella piccola frangia di tifosi. Sono una persona pensante, ho detto le cose come stavano. Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ha marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio. Non penso che quello sia il futuro dello sport", dichiarò Maldini, il cui numero 3 fu poi ritirato dal Milan.

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