Squadre iconiche, la Sampdoria di Vialli e Mancini

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29 July, 2020

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Dagli anni '70 in poi, la Serie A è stata dominata da Juventus, Milan e Inter che a fasi alterne si sono spartite quasi tutti i titoli a disposizione. Proprio per questo motivo le squadre che sono riuscite a strappare un campionato alle "Grandi del Nord", sono passate alla storia. Dal Cagliari di Riva al Torino di Graziani, dalla Lazio di Maestrelli alla Roma di Capello, passando per il Napoli di Maradona, il Verona di Bagnoli e la Sampdoria di Vialli e Mancini. Questo foucs è dedicato proprio ai blucerchiati di inizio anni '90, in particolare alla squadra scesa in campo contro il Barcellona nella finale di Champions League del 1992, persa ai supplementari per una punizione magistrale di Koeman. La gara di Wembley rappresenta il punto più alto raggiunto dai genovesi nella loro storia ma anche la conclusione di un ciclo iniziato nel 1986 con l'arrivo in panchina di Vujadin Boskov, guru del calcio anni '80, passato alla storia anche per i suoi aforismi, ancora oggi tra i più efficaci e utilizzati nel mondo del calcio. 

Prima di analizzare chi andò in campo quella sera di 28 anni fa, è giusto ricordare Paolo Mantovani, presidente della Sampdoria dal 1979 al 1993, e principale artefice delle fortune di quel gruppo. Un imprenditore capace di fare la sua fortuna grazie al petrolio e che ogni tifoso blucerchiato ricorda con affetto. Nella sua gestione sono passati quasi tutti i grandi giocatori che hanno vestito la maglia blucerchiata: a partire da Gianluca Pagliuca che a Wembley difendeva la porta. Tra gli interpreti più completi nel ruolo, il bolognese era cresciuto nelle giovanili della Samp con cui ha esordito in Serie A e si è formato, prima di fare le fortune di Inter e Bologna. Davanti a lui la difesa si schierava a tre o a quattro grazie alla grande duttilità di alcuni giocatori, in particolare dello sloveno Katanec, capace di spaziare sulla sinistra. I centrali erano Pietro Vierchowod, quasi insuperabile nell'uno contro uno grazie alla sua velocità, e Marco Lanna, libero e regista arretrato della squadra. Sulla destra ma all'occorrenza capace di scalare verso il centro, Moreno Mannini.

A centrocampo Fausto Pari aveva il compito di rompere il gioco avversario mentre Toninho Cerezo, arrivato dalla Roma nel 1986, era il riferimento per smistare la palla. Sulle fasce Attilio Lombardo e Ivano Bonetti garantivano corsa e inserimenti centrali, utili a confondere le difese avversarie. Davanti la classe di Mancini, una vita in blucerchiato prima di passare alla Lazio, che disegnava calcio grazie alla libertà che Boskov gli lasciava e la concretezza di Luca Vialli, tra i migliori centravanti degli anni '90 per movimenti e lucidità davanti al portiere. Una coppia indimenticabile, soprannominata "i gemelli del gol", che aveva regalato uno Scudetto storico alla Sampdoria nella stagione precedente. Quella sera a Wembley la squadra di Boskov pensò più a non prenderle che a darle, riuscendo anche a contenere un Barcellona stellare. Fino al 111' e a quel generoso calcio di punizione segnato da Koeman con un gran destro da fuori area. L'ultima nota alla fine di una storia bellissima per una delle squadre più iconiche del nostro calcio. 

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