I campioni di domani: Ansu Fati

Record dopo record, l'attaccante del Barcellona e della Spagna continua a stupire

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07 September, 2020

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"Vamos, Ansu, vamos!". Chissà quante volte Ansu Fati avrà sentito queste parole provenire dalla panchina, magari mentre sfrecciava verso la porta avversaria: un razzo con un bersaglio ben agganciato. Di sicuro l'attaccante del Barcellona ha preso alla lettera l'esortazione e da un anno a questa parte non si è mai fermato, riscrivendo gli almanacchi sportivi a suon di record. Prima è stato il più giovane a segnare con la maglia blaugrana (16 anni e 300 giorni nel 2-2 contro l'Osasuna), venti giorni dopo, al gol, ha aggiunto anche un assist per De Jong, e per non farsi mancare nulla, è diventato il più precoce esordiente con la maglia della Nazionale Spagnola (17 anni e 308 giorni contro la Germania). Infine ha chiuso questa sfilza di record con il gol all'Ucraina di Schevchenko, a più di un mese dal suo diciottesimo compleanno. In mezzo: una rete in Champions all'Inter e un rinnovo fino al 2024 con una clausola da 400 milioni.

Predestinato, fuoriclasse, campione sono alcuni degli aggettivi che hanno accompagnato Fati negli ultimi 12 mesi, e se alcuni termini vanno ridimensionati, non si può dire che questo ragazzo, nato in Guinea Bissau ma in Spagna da quando aveva sei anni, non abbia qualcosa di speciale. Sarà la velocità con cui semina gli avversari, sarà la maturità che tutti gli riconoscono, ma la sensazione è che sarà uno dei protagonisti del nuovo corso del calcio mondiale. L'ultimo tassello del mosaico Fati, lo ha messo il commissario tecnico della Spagna, Luis Enrique, che lo ha definito: "sicuro di sè". Quindi la testa va di pari passo con i piedi. E dire che è stato suo fratello a far trasferire la famiglia ad Herrera in Andalusia, dopo aver firmato con il Siviglia, dove Ansu ha passato i primi anni delle giovanili. In poco tempo si è capito che il Fati con più talento era lui e il Barcellona si è mosso con grande anticipo, mettendosi in casa una certezza per il futuro. Nelle settimane in cui sembrava che Messi potesse lasciare i blaugrana, gli era stata addirittura messa sulla testa la pesantissima corona della "Pulce" che, per fortuna di Ansu, l'asso argentino si è ripreso. Gestire la pressione e l'eredità dopo l'addio del più grande campione nella storia del Barcellona sarebbe stato troppo anche per lui, forse. 

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