Da Milik a Zaniolo: la maledizione del crociato

Con l'infortunio in Nazionale, il centrocampista della Roma è entrato nello sfortunato club dei giocatori che hanno subìto due volte il trauma più temuto dai calciatori

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08 September, 2020

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Un movimento scomposto durante un contrasto con Donny Van De Beek, la smorfia di dolore e gli occhi di chi sa cosa è successo ancora prima degli esami clinici. L'infortunio di Nicolò Zaniolo in Nazionale, rottura del legamento crociato anteriore sinistro, è stato un colpo durissimo per i tifosi della Roma, dell'Italia e per gli amanti del calcio in generale. Non solo perché ha colpito uno dei migliori talenti del nostro calcio ma soprattutto perché il centrocampista nato a Massa era appena tornato in campo dopo un recupero lungo sei mesi, per lo stesso infortunio ma alla gamba destra. Aveva giusto avuto il tempo di respirare finalmente l'aria sul campo di allenamento prima di rispondere alla chiamata della Nazionale.

Ora servirà ancora più forza di volontà per superare altri sette mesi tra letto e riabilitazione. L'unica, magrissima, consolazione per Zaniolo è che ha ancora 21 anni, quindi capacità di recupero altissime, e che altri giocatori prima di lui sono tornati in campo dopo due rotture del crociato, facendo anche buone stagioni. Negli ultimi anni la stessa sorte è capitata a Milik, Conti, Strootman, Pavoletti (davvero sfortunato nel secondo incidente fuori dal campo), Perin e Florenzi. Proprio il compagno di squadra potrà guidarlo psicologicamente nel recupero, sempre che rimanga a Trigoria, dove sembra aleggiare una maledizione vista la quantità spropositata di infortuni al crociato degli ultimi 5 anni: 18. A prescindere dalla presunta sfortuna della società giallorossa, questi traumi sono diventati sempre più frequenti in Serie A, con tempi di recupero ridotti al minimo, masse muscolari sempre più pesanti per legamenti sempre più sotto stress e un numero alto, per non dire altissimo, di partite da giocare. Un tema che dovrebbe far riflettere dirigenti sportivi e istituzioni nazionali e internazionali per evitare che questa sia la nuova normalità.

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