Se il calcio fosse come la Nba: ecco il Draft della Serie A

Un mercato totalmente diverso, che avrebbe portato CR7 al Benevento, Lukaku al Chievo e Ibra all'Ancona

Tascout

18 November, 2020

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Come sarebbe la Serie A se i canoni del calciomercato fossero stravolti? Quali squadre avrebbero ingaggiato i fuoriclasse del nostro campionato se i club non acquistassero o promuovessero i calciatori dai settori giovanili, ma seguissero, per esempio, le regole della Nba? Nel campionato di basket statunitense, oltre che tramite scambi tra di loro, le 30 franchigie rinfoltiscono le proprie rose attraverso il Draft, che per il 2020 si svolgerà proprio questa notte, in cui i giovani cestisti Usa con almeno un anno di College alle spalle e i più grandi talenti stranieri, di almeno 19 anni, che si dichiarano "eleggibili" possono essere ingaggiati, anzi, scelti. L'ordine di chiamata dei giocatori tiene conto del risultato del campionato appena concluso, perciò sono le peggiori piazzate ad aver più probabilità pescare il prossimo LeBron James e, non essendoci retrocessioni, qualsiasi squadra Nba che stia vivendo un momento-no può inaugurare un nuovo ciclo, scegliendo bene al Draft. Immaginiamo per un momento, allora, che la Serie A abbia un funzionamento simile e vediamo che campionato diverso avremmo potuto vedere negli ultimi 30 anni.

Alcune classi di Draft avrebbero avuto una quantità di talento esagerata, soprattutto negli anni '90, altre sarebbero state molto povere, vanificando il gioco ad arrivare ultimi per ricostruire sui calciatori in arrivo, in particolare nei primi anni 2010. Per esempio, la classe della Serie A del 1995, con calciatori come Roberto Carlos e Alessandro Nesta, sarebbe stata paragonabile a quella Nba del 2003, che aveva LeBron, Dwyane Wade, Chris Bosh e Carmelo Anthony: probabilmente, Francesco Totti sarebbe stato chiamato dal Foggia solo al terzo posto, un po' come successe a Micheal Jordan nel 1984. Ronaldo "quello vero", invece, non l'avremmo visto all'Inter, ma alla Reggiana, che da lui e Clarence Seedorf sarebbe partita per costruire una "dinasty", così piace chiamarle agli statunitensi, al pari della Cremonese (con Aldair, Pavel Nedved e George Hagi) e del Venezia, che avrebbe trasformato il carnevale in Laguna nel Carnevale di Rio con i due brasiliani campioni del mondo Rivaldo ed Emerson, nei primi anni 2000.

E l'altro Ronaldo, Cristiano, che fine avrebbe fatto due estati fa? Avrebbe vestito il giallorosso del Benevento, ultimo in classifica nel 2017/28, invece del bianconero, "rubando" il posto a Roberto Insigne. "Ho sempre sognato di giocare qui": lo abbiamo sentito pronunciare questa frase tante volte, da Torino, a Milano, a Parigi, ma ce lo vedete Zlatan Ibrahimovic a farlo mentre viene presentato dall'Ancona? Difficile pensarlo, ma la sua storia italiana sarebbe cominciata proprio dalle Marche, nel 2004, in questa realtà parallela. Facendo due conti, però, viene fuori che la più clamorosa coppia di attaccanti degli ultimi anni si sarebbe potuta formare al Chievo Verona, con Ciro Immobile che sarebbe facilmente scivolato fino alla quinta posizione nel 2009 e Romelu Lukaku come sicura prima chiamata dell'estate 2019. Sì, ma, gli italiani? Beh, probabilmente non sarebbero stati tanti quelli scelti per primi, svantaggiati, in questo gioco d'immaginazione, dal confrontarsi con tanti stranieri arrivati in Serie A quando erano già affermati. Quasi sicuramente, però, Pescara e Napoli, ultime nel 1993 e 1998, avrebbero chiamato Alessandro Del Piero e Andrea Pirlo.

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