Si parla troppo poco di Morten Thorsby

Il duttile centrocampista norvegese è la chiave dell'equilibrio ritrovato della Sampdoria

Tascout

19 November, 2020

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Se la Sampdoria si sta compattando sempre più, dopo una stagione disastrata come quella dell'anno scorso, non lo deve solo al grande lavoro di un maestro della panchina come Claudio Ranieri, ma anche al pilastro su cui ora poggia il suo centrocampo: Morten Thorsby. Norvegese, centrale di centrocampo, mezzala, mediano e, all'occorrenza, persino esterno destro e terzino, il 24enne è ormai una pedina fondamentale per i blucerchiati, che permette alla squadra genovese di non perdere equilibrio e avere una buona copertura nonostante due esterni molto bravi in fase di spinta come Antonio Candreva e Jakub Jankto, oltre ai due attaccanti. Di lui e del suo contributo si dovrebbe parlare di più: vediamo perché.

Dopo aver vinto due campionati nazionali consecutivi con l'Heerenven Under 21, Thorsby ha conquistato un posto fisso nel centrocampo della prima squadra, oltre a esordire in Nazionale maggiore. Principalmente ha giocato come mezzala e questo gli ha permesso di farsi vedere sia in fase difensiva, sia in fase offensiva, segnando 13 goal e servendo 8 assist in 130 partite. Per caratteristiche assomiglia a Marten De Roon, mediano olandese dell'Atalanta, con cui non ha in comune solo un nome quasi identico, ma anche la squadra in cui si è consacrato: l'Heerenven, appunto. Entrambi sono dotati di un ottimo fisico (1 metro e 89 Thorsby, 1 metro e 85 De Roon), sono dei recupera palloni formidabili e hanno un ottimo tempismo negli inserimenti, cosa che permette loro di andare a rete più volte ogni stagione, nonostante partano da una posizione arretrata.

I goal che realizzano, però, sono di fattura diversa: mentre De Roon tende ad arrivare a rimorchio e a calciare molto bene, Thorsby non segna spesso calciando da fuori, aspetto in cui deve migliorare, ma si inserisce alla grande alle spalle dei difensori per marcare di testa, in spaccata o in mischia, sfruttando proprio la sua stazza imponente. Altro fattore su cui deve lavorare, per completare la propria maturazione e attirare l'attenzione delle big, è il temperamento, perché i cartellini sono un po' troppi. Tuttavia, sono molte di più le volte in cui riesce a sfruttare adeguatamente il fisico di cui è dotato, nonostante questo ne limiti un po' l'agilità, facendosi valere in fase difensiva, dato che esce quasi sempre vincitore dai contrasti in cui si lancia per recuperare o proteggere palla. Non è un caso, perciò, che dopo le difficoltà di inserimento avute con Eusebio Di Francesco, un allenatore come Ranieri che tiene molto alla compattezza difensiva ne abbia fatto un titolare inamovibile del suo 4-4-2/4-4-1-1, accanto ad Albin Ekdal.

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