Sancho, che talento!

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24 October, 2018



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Uno dei “giovanissimi” più in luce del momento è sicuramente Jadon Sancho, classe 2000 del Borussia Dortmund, è uno dei principali trascinatori della squadra di Favre, attualmente in testa alla Bundesliga. Impressionanti i numeri: se già nella scorsa stagione aveva la media di un assist ogni 173 minuti, ad oggi ha effettuato la bellezza di 7 assist in appena 214 minuti (uno ogni 30), pur avendo giocato una sola gara da titolare. Se lo strepitoso rendimento che sta tenendo in Germania ha alzato l’attenzione sul ragazzo, va detto che in Inghilterra ci sono già da tempo molte aspettative su di lui.
Prima di tutto perché a livello giovanile ha già fatto grandi cose, trascinando la Nazionale Under 17 al secondo posto nei Campionati europei 2017 giocati in Croazia, venendo persino nominato secondo miglior giocatore della competizione. Inoltre, a incidere nel creare hype su di lui sono soprattutto le caratteristiche: nel recente passato, l’Inghilterra ha fatto tanta fatica nel produrre giocatori di fantasia, ali o trequartisti di estro che si esaltino nel giostrare tra le linee e che sappiano creare superiorità numerica.
Dopo aver fatto vedere ottime cose col Watford, il Manchester City ha acquistato Sancho nel 2015. Nella stagione successiva, “The Rocket” è divenuto un giocatore chiave dei citizens Under 18 – 12 gol in 14 gare –, risultati che lo hanno addirittura fatto convocare nelle partite del City Under 23, dove Sancho si è confrontato con avversari molto più grandi di lui. La concorrenza e la quantità delle altre stelle del Manchester City, tuttavia, ha fatto molto riflettere Sancho su quale fosse la scelta migliore per il suo futuro.
Quando poi il ragazzo di origini del Trinidad è stato escluso, nel 2017, dal ritiro pre-stagione ha definitivamente capito che per lui sarebbe stato meglio cambiare aria. Non può essere un caso il fatto che la scelta sia ricaduta sul Borussia Dortmund, società che – nonostante risultati sportivi altalenanti – è sempre spiccata per la valorizzazione di giocatori offensivi.
La prima partita da titolare fu il 18 gennaio e da lì in poi divenne sostanzialmente pedina fissa dell’undici di partenza, saltando solo qualche gara per infortunio. Per quanto anche con Favre sia sceso in campo dal primo minuto soltanto una volta, il contributo del giovane inglese si è già rivelato determinante. All’interno di una squadra che per ora tende a risolvere la partita nell’ultima fase del match, la freschezza e la brillantezza portate da Sancho a partita in corso si stanno rivelando decisive. Reus ha detto: «I nostri avversari sanno che possiamo cambiare la partita in corsa, sanno che con Sancho abbiamo un’ottima arma in panchina: è bello avere un asso come lui nella manica».
Osservandolo giocare, sia da titolare che da subentrato, si nota in Sancho un approccio molto diverso se paragonato a quello di altri giovani talenti con caratteristiche simili alle sue. Se tendenzialmente, quando sono così poco maturi, le ali vivono per il dribbling e la progressione (soffrendo invece quando devono prendere la decisione giusta e alzare la testa), Sancho è l’esatto opposto. È costantemente a testa alta, sa leggere in anticipo lo sviluppo del gioco e il movimento dei compagni. Si può dire che vive per l’assistenza, per la continua ricerca del dialogo con gli altri giocatori e per premiare i loro inserimenti.

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