La recompra

Tascout

08 Novembre, 2018

Questa tipologia di trasferimento è diventata una “certificazione sull’interesse” che hanno i club per i propri giovani di valore e col tempo ha sostituito il tradizionale prestito con riscatto, che ha condizionato il mercato trasferimenti degli ultimi anni.
Diversi club, soprattutto italiani, devono fare cassa per avere i conti in regola (il famoso fair play finanziario) e reinvestire il denaro per rinforzare la prima squadra. Inter, Juventus e Roma, per esempio, hanno avuto la bravura di investire nel settore giovanile e di scovare talenti in giro per il mondo, per poi tesserarli e rigirarli in un secondo momento in squadre minori per fargli acquisire esperienza.


Perché non utilizzare il prestito?

Per due motivi: una prima motivazione è che difficilmente una squadra farà crescere un giocatore non di sua proprietà, senza incentivi economici.
La seconda è che in alcuni casi bisogna fare di necessità virtù: come la Juventus che si è dovuta liberare di alcuni interessanti prodotti del vivaio come Mandragora o Favilli, per avere un tesoretto da reinvestire o per fare delle semplici plusvalenze.
La stessa cosa succede anche a Milano, sponda nerazzurra, dove il settore giovanile più vincente degli ultimi anni ingolosisce i club che vogliono puntare sui giovani.
Una nota di merito va anche all’Udinese che, negli anni passati, grazie all’ottimo lavoro degli osservatori, è riuscito a valorizzare diversi giovani acquistati ad un prezzo molto basso.


Gli investimenti in prospettiva

In Italia soprattutto ancora molte società non si rendono conto di quanto possa valere un giovane: non dimentichiamoci che la valutazione la fa il mercato e un investimento in prospettiva, con gli strumenti tecnologici odierni, difficilmente risulterà essere una cattiva idea.

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