Arbitro aggredito

Tascout

14 Novembre, 2018

La brutta aggressione subita domenica dal giovane arbitro di Virtus Olympia-Atletico Torrenova, gara valevole per il campionato di Promozione laziale, dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori e tutti gli appassionati che si dedicano a questo sport.

Riccardo Bernardini, il ragazzo di 24 anni pestato e salvato solo dal tempestivo intervento del preparatore atletico del Torrenova, ha avuto una sola "colpa":
espellere due calciatori locali e "favorire" con un gol nel recupero la squadra ospite.
L'aggressione accende i riflettori su due dati allarmanti: il numero di violenze ai danni dei fischietti laziali e il crescente abbandono del ruolo di arbitro, ormai divenuto più che uno svago e una passione, un vero e proprio rischio per la propria incolumità.
Girando per i campi di provincia, capita spesso di incontrare giovani arbitri privi delle nozioni basilari della "professione", accompagnati da "tutor".

Per loro, infatti, l'approccio al calcio spesso inizia fischiando le sfide delle giovanili,
per poi salire di categoria in un crescendo di responsabilità e pressioni.
Con il recente comunicato del responsabile nazionale degli arbitri, con il quale l'AIA ha deciso di non designare arbitri nel territorio laziale, dall'Eccellenza alla Terza Categoria può essere percepito come un rimedio o il punto di partenza di una nuova era.

La federazione arbitrale - in tutte le sue diramazioni territoriali - e i comitati regionali, dovranno interrogarsi sul loro operato formativo e professionalizzante, oltre che sulle lacunose misure di tutela sperimentate negli ultimi anni.
D'altronde, però, solo qualche mese fa il presidente del comitato regionale laziale, Melchiorre Zarelli, dichiarava di "non vedere in giro tutta questa violenza nei campi laziali", irritando non poco i vertici arbitrali regionali e nazionali e smentendo
con opinioni personali dati ufficiali e una tendenza incontrovertibile.
Parole pesanti come pietre, soprattutto per un mondo messo a dura da prova dalle violenze e dalla perdita della "vocazione".
E necessita più che di piccoli accorgimenti, di una vera e propria rivoluzione copernicana da praticare in sinergia con tutti gli attori, nessuno escluso, del gioco
più bello del mondo.

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