Quante volte è stata rubata la Coppa del Mondo?

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24 Marzo, 2020

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Tra leggenda e realtà. La storia della Coppa del mondo di calcio non è solo quella che ci racconta il campo ogni quattro anni. Ce n'è un'altra, affascinante e misteriosa, legata al furto (o furti) del trofeo più ambito del calcio. Una storia, appunto, sospesa tra verità e fantasia.
Iniziamo da ciò che accadde in Inghilterra nel 1966, quando alla vigilia dei Mondiali la Coppa fu esposta presso la Westminster Central Hall.

Allora il trofeo si chiamava Coppa Rimet, in omaggio al dirigente calcistico francese Jules Rimet a cui si deve l'invenzione del Campionato del mondo. Proprio in quel luogo un uomo riuscì ad eludere la sorveglianza, rompere la teca di vetro in cui era custodita la Coppa e rubarla. Il ladro inviò subito una lettera anonima alla Football Association, chiedendo un riscatto di 15.000 sterline.
La Federazione accettò, per poi tendere una trappola al colpevole con l'aiuto della Polizia. L'uomo fu individuato e catturato: si trattava di Edward Bletchley, quarantasettenne disoccupato, quest’ultimo, tuttavia, non aveva con sé la Coppa. Raccontò agli investigatori che qualcuno gli aveva dato 500 sterline per rubarla.


Dopo sette lunghissimi giorni in cui l'Inghilterra intera cercava l’ambito trofeo, avvolto in un giornale all’interno di una siepe, alla periferia della capitale britannica, venne ritrovato da un cagnolino di nome Pickles. Fu dunque anche grazie a lui che la Nazionale inglese poté alzare la coppa al cielo al termine della finale vinta con la Germania Ovest, qualche mese dopo.

Ma la storia racconta di un altro incredibile furto avvenuto in Brasile nel 1983, quando la Coppa del Mondo (che nel frattempo, dal 1970, aveva sostituito la Rimet assegnata definitivamente alla nazionale brasiliana, come da regolamento, in occasione del terzo successo nella competizione) venne rubata dalla sede della Federazione brasiliana di calcio a Rio de Janeiro.
La notte tra il 19 e il 20 dicembre, il guardiano dell'edificio venne assalito da un gruppo di cinque ladri, tra i quali Sergio Pereira Ayres, detto Peralta, ex dipendente della federcalcio brasiliana.
Con il suoi aiuto, i ladri si impossessarono della Coppa e la consegnarono a un commerciante argentino per farla fondere in lingotti d'oro, da cui i malviventi ricavarono 15mila e 500 dollari.
Peralta fu tradito dalle rivelazioni di un uomo che avrebbe dovuto partecipare al colpo ma che decise all'ultimo di tirarsi indietro. Quando la polizia lo arrestò, ormai della Coppa non c'erano più tracce. La Federazione dovette ordinare una nuova replica di 1800 grammi di oro, che venne consegnata al presidente brasiliano nel 1984.

Ma prima di brasiliani ed inglesi ci provarono anche i nazisti nel 1943 quando mandarono a Roma un gruppo per scovare il trofeo con lo scopo di rubarlo e fonderlo. L’allora presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Ottorino Barassi, però, riuscì in modo rocambolesco a salvare la coppa più ambita nascondendola a casa sua, in una scatola di scarpe.

Siamo così sicuri che non possa riaccadere? Riusciremo, come fece il nostro vecchio presidente, a tenerla lontana da ladri e malintenzionati? Magari ne riparliamo tra due anni in Qatar.

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